L’esame ecocardiografico in gravidanza viene eseguito di solito in base a un’indicazione precisa (familiarità per cardiopatie congenite, sospetto di cardiopatia a un esame di base, esposizione a sostanze tossiche, a radiazioni, a malattie infettive, presenza di particolari malattie o terapie materne).
È mirato al rilevamento di anomalie morfologiche del cuore, dei grossi vasi, di anomalie del battito e della funzionalità cardiaca.
Si esegue in genere tra la 18° e la 22° settimana, periodo in cui in genere le dimensioni cardiache cominciano a consentire una accettabile definizione diagnostica, utilizzando una sonda a ultrasuoni non dannosa per il feto che viene fatta scorrere sull’addome della madre (tecnica analoga a quella di una normale ecografia).
I fattori limitanti sono gli stessi validi per tutti gli altri esami ecografici in gravidanza: epoca di gestazione, posizione del feto, quantità di liquido amniotico e spessore del pannicolo adiposo materno.
L’esame è semplice, assolutamente indolore e non richiede nessun tipo di preparazione. Ha, inoltre, il grande vantaggio di essere un esame non invasivo, in quanto gli ultrasuoni non producono effetti collaterali per la madre e per il feto: per questo motivo può essere ripetuto più volte, soprattutto quando vengono riscontrate cardiopatie congenite complesse. Richiede tuttavia un tempo di esecuzione abbastanza lungo, circa 30/40 minuti.
